La genitorialità rappresenta un aspetto rilevante della vita dell’individuo, un elemento importante della propria identità personale. 

La scelta di diventare genitori comporta un’esperienza di vita in costante evoluzione che tocca fin nel profondo tutto il proprio essere.

Come sostiene Francois Dolto: “nascendo un bambino trasforma due adulti in genitori” e sempre più famiglie vivono con difficoltà le responsabilità del proprio ruolo genitoriale.

Spesso si sente dire che il mestiere di genitore è il più complesso del mondo e  questa affermazione sembra essere ancor più vera in questo periodo storico-sociale nel quale i valori sembrano essere divenuti liquidi e i ruoli incerti; ne è la riprova, il diffondersi, nell’ultimo periodo di tante scuole per genitori.

Gli attuali genitori, si trovano a vivere esperienze nuove rispetto al passato infatti, i disagi personali vissuti durante la propria crescita e i veloci cambiamenti sociali li hanno persuasi della impraticabilità per i loro figli, dei valori che hanno sperimentato su di sé e della impossibilità di riproporre i modelli genitoriali della propria famiglia di origine.

La complessità dell’esistenza nella società in cui apparteniamo rende necessaria una notevole flessibilità e interscambiabilità di ruoli all’interno della famiglia: i padri, tendono oggi a lasciare spazio in alcune delle aree che erano di loro esclusiva competenza, dedicandosi a quelle funzioni affettive che in passato erano delegate quasi totalmente alla figura materna.

Le madri, rinunciando in parte all’esclusività del rapporto con i figli, hanno maggiori possibilità di realizzazione personale all’esterno della famiglia e questo non senza difficoltà da parte di entrambe le figure.

Come scriveva Winnicott: “Nel lavoro di crescere i figli, le cose importanti si fanno momento per momento, mentre accadono i fatti della vita. Non esistono lezioni, né momenti specifici per imparare.”

Molti genitori oggi si sentono inadeguati, lo capiscono quando scoprono che diventeranno madre/padre, quando il piccolo nasce, quando piange, rigurgita, non dorme, quando questi non gli rivolge lo sguardo oppure quando vuole stare sempre in braccio. Da lì in poi i genitori vivranno tutto un crescendo di ansie da impreparazione, scopriranno che non possono sentirsi competenti una volta per tutte perché dietro l’angolo c’è un nuovo evento imprevisto, una crisi evolutiva, un dubbio e ritorna la solita domanda: “Ce la farò? Sarò competente”?

Chi è un genitore competente o sufficientemente buono?

Un genitore che garantisce la sua presenza o un genitore assente e in quanto assente impone ai figli il rapporto con la loro responsabilità? 

Un genitore sufficientemente buono è qualcuno che sa oscillare tra la posizione della presenza e quella dell’assenza perché la presenza eccessiva tende a produrre un modello disciplinare della genitorialità che guida e orienta il destino della vita dei propri figli, invece un genitore spesso assente rischia di esporre precocemente e in modo traumatico la vita dei figli al vuoto.

Un genitore competente è un genitore che sa offrire la propria presenza non ingombrante, sa chiudere gli occhi, retrocedere ed andare sullo sfondo; da una parte garantisce la presenza attraverso l’ascolto della richiesta d’amore del figlio e nello stesso tempo in grado di lasciar andare i propri figli consegnandoli al mondo. 

“Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.
L’Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tiene tesi con tutto il suo vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell’Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l’arco che rimane saldo.”

Kahlil Gibran

Se in passato il modello genitoriale tramandato accoglieva spesso alto livello di controllo e scarso accudimento oggi, in funzione del livello di questi due elementi, possiamo individuare nuovi stili genitoriali. 

  • MODELLO IPERPROTETTIVO: i genitori si sostituiscono costantemente ai figli perché considerati troppo fragili, ma così facendo, in realtà, li rendono  ancora  più fragili
  • MODELLO DEMOCRATICO-PERMISSIVO: genitori e figli sono amici, in una totale assenza di autorevolezza e autorità
  • MODELLO SACRIFICANTE: i genitori si sacrificano costantemente per dare il massimo ai figli per cui, alla fine, è come se valesse la regola tacita per cui è più buono e bravo chi si sacrifica di più
  • MODELLO INTERMITTENTE: i genitori tendono a oscillare costantemente da un modello educativo a un altro, per cui la percezione che il figlio ha di sé è quella di essere comunque e sempre sbagliato
  • MODELLO DELEGANTE: i genitori delegano ad altri, in genere ai nonni, agli insegnanti, il ruolo di guida, per cui i figli sentono di non poter contare sui propri genitori
  • MODELLO AUTORITARIO: i genitori esercitano il potere in modo autoritario e rigido nei confronti del figlio: chi è più forte comanda senza compromessi
  • MODELLO AUTOREVOLE: c’è un’equilibrata mescolanza tra la vicinanza affettiva offerta al bambino e la richiesta di risultati circa il suo comportamento. I genitori non fanno ricorso a modalità punitive ed incoraggiano il bambino agli scambi verbali. L’adulto non è solo colui che detta regole, ma è anche colui che dimostra di rispettarle, dandone il buon esempio

Quest’ultimo è il modello sano di famiglia, quello che permette ai figli di crescere maturi, responsabili e in grado di emanciparsi dai propri genitori in modo autonomo e sicuro.

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